Negli ultimi anni, Milano si è popolata di tableaux vivants.
Portaborse al supermercato, bambinaie ai giardinetti, servitù per feste di bimbi, badanti per pensionati, sherpa porta-cartella per la scuola.
Vecchi che muoiono e bambini che nascono tenuti per mano da donne e uomini sconosciuti e invisibili che rivestono ruoli di grande importanza e centralità la cui esistenza è continuamente negata dalla società occidentale.
Farli diventare il centro di una narrazione collettiva su presente e futuro della città, per aprirle gli occhi e dare visibilità a quei corpi che popolano e rendono possibile, servendola, la giornata dei milanesi autoctoni; persone per la gran parte straniere o figlie di straniere.
Per finalmente mettere a fuoco l’altro, e il suo essere sempre più il servo, la serva.